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Giovanni Maria Tamponi

E da anni che Giovanni Maria Tamponi, noto “Tamponeddu”, classe 1930 con la sua fisarmonica
e le sue comiche si esibisce sui palchi della Sardegna.
Decine di esibizioni all’estero nei diversi Paesi europei ovunque ci fossero emigrati sardi. Presentava le sue comiche tratte da quel piccolo grande mondo di stazzi, cioè dal cuore antico della Gallura.
Tamponeddu, singolare showman di queste parti, quasi una moderna maschera gallurese, è un lurese.
Ben diverso da altra figura comica lurese, quella descrita dalle pagine del novelliere Filippo Adduis, Giagu Iscircia, tipetto furbo che nel suo agire lancia ben altri messaggi, anche per la profonda cultura del suo autore.

Tamponeddu invece è un autodidatta, non ha molta dimestichezza con la lettereratura, non conosce le antiche maschere di Plauto o le maschere della commedia italiana.
Al massimo ha visto Totò alla tv.
Da uomo di popolo vissuto prima con la famiglia negli stazzi, poi lavorando come uomo di fatica con un commerciante e nell’edilizia, con la sua verve comica innata, ha dato e continua a dar voce e figura a prergi e difetti della vecchia Gallura.
Fa scaturire negli spettatori la risata fragorosa, talvolta anche grassa, per battute e parole che sono popolari e con qualche doppio senso.Mai però la trivialità.
Tutto comincia quando ha 21 anni, sul palco della festa di San Pietro ad Arzachena, quando ancora i luresi organizzavano, da tempi immemorabili, quella festa dell’omonima chiesa e la costa smeralda era ancora da venire.
Dallo stazzo che viveva le ultime stagioni di un era quasi mitica, lui ha saputo, sin da quando aveva nove anni, ascoltare gli anziani, trarre, fissare i particolari curiosi e gli aspetti caratteriali di un quotidiano, pur faticoso e duro, in cui c’erano anche molti elementi burleschi e comici.
Tutto iniziò nel vedere il padre suonare l’organetto, la madre cantare e poi unirsi le persone del vicinato.
Allora ci si incontrava per “le tradotte”, i balli delle famiglie della cussorgia.
Nacque così la famosa “Comica di famiglia”, e poi una garbata ironia sulle manie dei poeti di campagna, sulle caratteristiche dei galluresi, i calangianesi in particolare, così intraprendenti negli affari ma così anche ottimi soggetti di caricatura:
Ecco “Lu cannoni traditori”, “palloni maladittu” e poi personaggi come il balbuziente, il ricco presentato nella sua avarizia, il banditore del paese, lu ziraccu e la padrona Tamponeddu, diventato paesano, intuì subito, che da quel mondo lasciato alle spalle c’erano situazioni, atteggiamenti, comportamenti che meritavano lo sguardo divertito, un po’ ironico di chi quel mondo aveva vissuto.

Ha smesso l’attività ufficiale anni fa. Continua a suonare negli agriturismo della zona per i turisti.
“I francesi vanno matti per la mia fisarmonica”, dice.
Si sposo’ nel 60 con Virginia, ha tre figli, tre nipoti.
Nel 65 incide “La comica di famiglia” con la Rca e ne 68 con l’indimenticabile Mario Cervo, per le edizioni Nuraghe, la prima incisione a Cinecittà.
Alla fine sono ben 12 le cassette messe in commercio, e non era allora una cosa semplice.
I ricordi lo assalgono. “Bellissimi gli anni con il duo Puggioni, serate in tutta Europa,
in Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, e le più grandi città italiane, Roma, Milano, Pavia.
Con la mia fisarmonica per 25 anni ho suonato in ogni angolo di Sardegna con i Cabitza e Chelo nelle serate del Canto in re e quando i cantanti si riposavano, allora entravo in scena io con le mie comiche.
Il boom fu negli anni 70. Mi cercavano in ogni angolo, facevo anche 20 serate al mese, ho suonato in 400 matrimoni”
Forse un rammarico Tamponeddu l’ha. Ha portato il nome di Luras in tutto il mondo, ha detto a migliaia di sardi che Luras è anche comicità, divertimento, musica, riso e scherzo e nessuno, eccetto a qualche serata per le feste patronali, si è ricordato di lui.

PIETRO ZANNONI