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Coro di Usini, Corpo Bandistico Luigi Canepa

Sito Ufficiale "Corpo Bandistico Luigi Canepa" www.cbluigicanepa.it

Presentazione del CD "CANTOS SONOS E PENSAMENTOS"

Questo compact disc contiene sette brani musicali: due eseguiti dal solo Corpo Bandistico Luigi Canepa: “Contest Music” e “Celebration Suite”; tre dal solo Coro di Usini: “Amigu Meu”, “Eh! Si podia”, “Su Matzone”; e tre dalle due formazioni unite insieme: “Dimònios”, “Vendetta” e “A Nanni”. La sua pubblicazione è frutto di un’amicizia spontanea sorta tra le due formazioni, rinsaldata attraverso un brano che sembra scritto apposta per essere eseguito da banda e coro: “Dimònios”. Il pezzo è stato composto di getto dal colonnello della mitica Brigata Tattaresa Luciano Sechi e ne è diventato l’inno ufficiale, cantato a voce spiegata ed entusiastica, dai fanti della Brigata, sia nell’annuale sfilata del 2 giugno in via dei Fori Imperiali a Roma, sia nelle altre numerose occasioni ufficiali cui i nostri soldati sono chiamati a partecipare.
Le due formazioni musicali, Banda e Coro, hanno avuto modo di incontrarsi varie volte in occasione di manifestazioni e concerti e, in una di queste circostanze, è nata l’idea. Seguì un lungo perodo di prove ed esercizi difficilmente quantificabile: si trattava di far concordare esigenze di quasi cento persone, ognuna delle quali con un lavoro, una famiglia . . . impegni . . .
I tre brani furono eseguiti per la prima volta dal Coro e dalla Banda il 28 agosto 2004 a Usini, in un concerto rimasto memorabile, al quale partecipò anche il Coro “Sant’Orso” di Aosta. Si trattava della festa del Trentennale della formazione usinese e, tra il pubblico, c’era anche Gavino Fadda, giovane poeta osilese, amico di entrambi i gruppi, autore del testo della canzone “A Nanni”.
Ad un primo esame superficiale, escludendo “Dimònios”, di cui si è già parlato, l’adattamento e l’esecuzione per Banda e Coro degli altri due brani, così legati alla nostra tradizione canora, sembrerebbe poco adatta, non appartenente alla consuetudine musicale della nostra Isola. L’intendimento dei due maestri, però, non è quello di fare tradizione popolare. Essi hanno voluto rendere un omaggio forte e sentito alla nostra Regione proponendo al pubblico un qualcosa di nuovo, di originale, fresco, inedito, personale, nato proprio da un confronto solo apparentemente sconcertante.
C’è anche da dire, però, che la banda, da sempre, ha fatto parte a pieno titolo della tradizione prettamente sardo-sassarese. Il Corpo Bandistico “L. Canepa” ha già superato gli 80 anni di storia e di attività, ma i suoi illustri precedenti risalgono alla prima metà dell’ottocento, quando nacque la famosa Scuola di Musica.
Non è un mistero per nessuno che il pubblico della stagione lirica di Sassari è sempre stato molto competente ed anche estremamente esigente, proprio perché abituato e orientato dalle esecuzioni della banda, il cui repertorio era essenzialmente operistico.
La Scuola di Musica formò molti strumentisti da cui nacquero altre formazioni bandistiche a Sassari; alla fine dell’ottocento c’erano già la Banda di Santa Cecilia e la Fanfara dell’Unione Popolare, associazione da cui nascerà la Camera del lavoro. I Sassaresi partecipavano ai concerti bandistici in modo festoso ed entusiastico, tanto da organizzare, soprattutto nel periodo di carnevale, anche i balli in piazza al suono della banda. Si suonava alle feste, alle manifestazioni sindacali e di categoria, ai comizi elettorali, ai matrimoni e così via. L’esecuzione della banda e l’allegria che ne conseguiva, rappresentavano un mezzo insostituibile di aggregazione per centinaia e centinaia di persone1).
Celebre è la storiella dei due strumentisti che per quarant’anni avevano fatto parte della banda, suonando rispettivamente la grancassa e il trombone. Quando andarono in pensione la banda organizzò uno spettacolo per loro in piazza Azuni, esordendo con un brano di Giuseppe Verdi. Uno dei due, alla fine dell’esecuzione, disse all’altro: “Cumpa’, a lu sabeddi chi custu Verdi ha iscrittu musica assai bedda”. Essi, poveretti, totalmente assorbiti dall’esecuzione dei loro rumorosi strumenti, non avevano mai avuto modo di notarlo. Si sa, le storielle nascono sugli avvenimenti legati alla tradizione popolare. Non è un caso se la più importante festa folcloristica della Sardegna, La Cavalcata Sarda, si apre proprio con la sfilata di tutte le bande cittadine.
In Logudoro, invece, regione storica alla quale appartiene il Coro di Usini, la tradizione per eccellenza è il canto: corale e solista. Usini ha dato i natali e ha formato decine di cantatori a chitarra. Basti ricordare per tutti il leggendario Giovanni Cuccuru. Attualmente a Usini vivono alcuni fra i più bravi protagonisti del canto a chitarra che rinnovano appunto i fasti cominciati con le incisioni, alla fine degli anni venti del secolo scorso, realizzate dal Cuccuru. L’Associazione Culturale Coro di Usini segue questa tradizione nel modo più genuino, attraverso brani religiosi e laici presi direttamente dal repertorio tradizionale, e anche attraverso composizioni dell’attuale presidente Nanni Brundu, che si basano, a loro volta, su linee tecniche, melodiche e armoniche, appartenenti alla più schietta cultura popolare sarda, che, come dice Bela Bartok, non va vista soltanto nella prospettiva di conservazione, ma lo studio e la ricerca vanno finalizzati anche alla continuazione, alla crescita, alla maturazione e persino alla trasformazione, come è nella natura delle cose che hanno vita e anima.
E allora, a ben vedere, la pubblicazione di questo disco diventa un’operazione culturale piuttosto complessa, geniale, che tiene conto della nostra tradizione musicale e in qualche modo la arricchisce. Due modi di fare musica, due modi di esternare sentimenti reconditi, due modi di esprimere lirismo e impulsi intimi e stati d’animo suggestivi: due tradizioni musicali diverse, quella sassarese e quella logudorese, che si confrontano e si uniscono nel nome dell’amicizia, che è poi il sentimento che tiene uniti i due gruppi, nel pieno rispetto dei ruoli e dei compiti di ognuno: dal direttore, al presidente, fino ad arrivare all’ultimo esecutore, in senso cronologico del termine. Questi due modi si compendiano, si completano e, in qualche caso si fondono nei tre brani: “Vendetta, A Nanni, Dimònios”, il cui risultato è non solo positivo e incoraggiante, ma addirittura eccellente. Se è vero, infatti, che quest’ultimo brano sembra addirittura scritto per essere eseguito da banda e coro e quindi ottiene il massimo risultato, gli altri due pezzi appaiono del tutto diversi, nell’armonizzazione per le due formazioni, da come sono nell’esecuzione per solo coro. In particolare, “Vendetta”, che assume un andamento lento, possente, sontuoso, quasi drammatico, come se volesse sottolineare l’esorcizzazione di questo male endemico che ancora trova rigurgiti, purtroppo, in Sardegna, sottolineando il cocente dolore della madre, vera protagonista del brano.
“A Nanni” assume contorni e connotazioni emotive e passionali di grande fascino e suggestione. L’effetto struggente, prodotto dall’alternanza delle due voci soliste, rafforzato dalla delicata potenza degli strumenti, il cui suono si combina e si fonde coi melismi naturali delle voci del Coro, provoca una sorprendente ed intensa forza drammatica.

Sassari marzo 2005

Salvatore Patatu

 

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